Vitality spiegata bene da Matteo

Perché Vitality?
Ho conosciuto la mia famiglia un pezzo alla volta tentando di ordinare un mosaico tuttora in evoluzione. Mio nonno ebreo, bianco e ateo, era nato nell’Isola di Rodi e vissuto in Congo; mia nonna era congolese, nera e animista; mia madre, apolide e meticcia fu affidata ad un collegio americano battista; zie, zii e cugini neri o meticci sono tuttora dislocati in Belgio, Francia, Inghilterra, Italia, Stati Uniti; mio padre bianco e italiano, ha abitato per vent’anni in Costa Rica; il resto della mia famiglia italiana e bianca, ha vissuto in Africa nera gli anni del consolidamento. Mia sorella ha formato la sua famiglia a Taiwan. Il mio compagno, inglese bianco, ha scelto l’Italia come sua residenza. Nella mia famiglia nessuno ha vissuto tutta la vita nel paese in cui è nato. Questo caos alla radice del mio essere, è fonte di sapere e risorsa per il saper fare.
L’Italia invece, inscindibile mescolanza euro-afro-mediterranea, cedendo al proprio complesso di inferiorità, ha cominciato a considerare l’alterità, come elemento di debolezza e vergogna.
In un contesto in cui cultura, arte e scienze parteggiano per la mescolanza, politica, media e potere giocano (sporco) per la divisione, mentre la storia, neutrale, veste i panni dell’arbitro.
Se facessimo una diagnosi al paese a partire dai suoi sintomi più evidenti, come razzismo, conformismo o provincialismo, scopriremmo di avere sul lettino un adolescente maschio*, opulento* e viziato*, rimasto orfano* precocemente.
Ma anche distogliendo lo sguardo dai sintomi più evidenti, rimane la dissonanza cognitiva fra euforia identitaria e rancore sociale.
Per decodificare sistematicamente queste stonature nel 2012 nasce l’associazione Vitality, un’antenna sintonizzata sui cambiamenti sociali, collegata ad un laboratorio di microesperimenti di innovazione sociale.
Il nome racchiude Vita, Vitalità e Italia, e raccorda 13 anni di attività, 5 imprese sociali avviate, 11 tirocini erogati, 23 progetti completati, 25 collaboratori impiegati, 30 volontari attivati, 120 organizzazioni gemellate e 5.000 beneficiari raggiunti.
Chi è oggi Vitality?
Io sicuramente lo sono. Negli ultimi 13 anni sono inevitabilmente cambiato, ma l’urgenza di essere Vitality è rimasta. A al mio fianco dal principio c’è Adam e da qualche anno c’è Luca, che condivide con noi la guida dell’Associazione. Ci sono anche Alice, Alberto, Eugenia, Edoardo, Elena, Erica, Fatima, Federico, Francesco, Luca M, Manuela, Genoveva, Silvana e Tecla. Altri si sono alternati o si uniscono quando le circostanze lo richiedono.
Vitality è uno spazio di sperimentazione anche in questo. Coloro che la animano apportano motivi, scopi e risorse differenti. È un continuo comunicare, non capirsi, rispiegarsi, aggiustarsi e non capirsi di nuovo.
Sono un po’ Vitality anche le persone che continuiamo a supportare a distanza come Corabia, Gando, Gesun, Macoumba o Mariame; le organizzazioni con cui collaboriamo stabilmente come Casa dello Studente, Excursus+, Felix, ICCX, Irene, Ismu, La Stecca, Le Crisalidi, KeChic, Nuove Radici, Refugees Welcome, Spazio 3 R, We Africans United o Villa Pallavicini; gli enti finanziatori come Comune di Milano, Fondazione Cariplo e Fondazione di Comunità Milano; i fornitori come Banca Intesa, MM, Repower o Generali.
Dove va Vitality?
Per ora siamo fermi a raccogliere i segnali di chi si sintonizza sulle nostre frequenze, capisce il nostro linguaggio e valorizza le nostre proposte. Il mio compito è trasferire ai miei compagni la consapevolezza che quello che facciamo è rilevante anche se la mentalità comune lo considera marginale. Vitality è una micro organizzazione fluida che non sente il bisogno di crescere e irrigidirsi. Io credo nell’alchimia di persone, luoghi e circostanze e nella libertà di fare rete con i soggetti giusti quando si desiderano obiettivi più grandi. Vitality più che andare da qualche parte, deve rendere accogliente la propria casa.
Una casa in cui moltiplicare la combinazione di esperienze, risorse e desideri individuali che chiamiamo talento. In certi momenti il talento può essere donato, in altri momenti accolto, superando la distinzione di ruolo fra operatori e beneficiari. Lo spazio d’azione di Vitality deve far crescere chiunque si trovi all’interno.
Quali sono le sfide che vuoi affrontare?
La prima sfida è la chiarezza. Oggi è necessario fermarsi e fotografare il contesto nel quale si collocano i temi che ci stanno a cuore. Migranti e minoranze* continuano a creare più imprese, posti di lavoro e ricchezza pubblica rispetto al resto del paese, ma le forze dominanti si prodigano per innalzare barriere culturali e ideologiche sempre più feroci. Individui e famiglie* chiedono stili di vita più sostenibili e salutari a cominciare da alimentazione, abitare e mobilità, mentre i demagoghi negano i problemi e smantellano le politiche di lungo periodo. Giovani e imprese* chiedono competenze e innovazione, mentre chi guida il paese non riesce nemmeno ad impegnare le enormi risorse per la digitalizzazione messe in campo dall’Europa.
La maggioranza del popolo è stanca, spaventata e non ha la forza di immaginare un futuro diverso. Esistono però persone con ideali, energie e talento da mettere in campo. Noi ci rivolgiamo a loro creando microcomunità in cui miscelare intercultura, transizione ambientale e rivoluzione digitale per sprigionare energie creative.
Chi consideri compagno di strada?
In questo periodo storico confuso c’è un sacco di gente che sta cercando una via e ci sono tanti modi per comunicare tale ricerca. Per attraversare la confusione, serve una lettura storica che approfondisca la commistione fra colonialismo e capitalismo e disinneschi la virulenza con cui tale miscela infetta ogni cultura, sia quelle che soccombono sia quelle che prosperano. Molti autori ci hanno messo in guardia e i più interessanti vengono dal sud del mondo come Frantz Fanon, Amílcar Cabral e Walter Rodney. Quando invece servono strumenti per guardarci dentro possiamo sempre rivolgerci a Daniela Lucangeli e la sua scienza servizievole, a Federico Faggin con la sua ricerca quantica della coscienza e ad Umberto Galimberti e la sua etica del viandante. Fra i richiami all’azione ultimamente mi incuriosisce molto Rutger Bregman e la sua school of moral ambition.
Cosa farai nel prossimo anno?
Per Vitality sarà importante capire come canalizzare al meglio le energie creative che stanno nascendo attorno ai propri luoghi fisici e virtuali. Sono ormai decine le organizzazioni, le reti, i gruppi informali e gli individui con cui collaboriamo e che ci rendono di fatto uno spazio di sperimentazione per l’innovazione sociale.
Io ho conosciuto la mia famiglia un pezzo alla volta tentando di ordinare un mosaico sempre in evoluzione. Con la stessa curiosità osservo il resto delle relazioni umane che, con l’esperienza, ho imparato ad accettare così come sono, disordinate.
matteo.matteini@vitalitysocial.it
Note
1, A dispetto del nome, nella psiche del l’Italia prevale inequivocabilmente il maschile (vedi anche Pierre Bordieu)
2. Una ricchezza immeritata quanto illusoria, perché difficilmente alienabile (vedi anche Thomas Piketty)
3. É talmente affezionato ai propri vizi che li esibisce come parte del suo carattere (vedi anche Vittorino Andreoli)
4. Cultura cattolica e comunista, padre e madre della nazione, hanno divorziato in fretta (vedi anche Don Lorenzo Milani)
5. Il rapporto IDOS – L’Inarrestabile Crescita delle Imprese Immigrate – evidenzia che nel periodo 2011-2022, le imprese gestite da italiani sono scese del 5,0%, mentre quelle condotte da migranti sono aumentate del 42,7%6. Il GEA – Green Economy Agency su dati Eurostat – pone l’Italia al 25° posto su 27 paesi UE per competitività.
7. L’indice DESI – digitalizzazione dell’economia e della società dell’Unione Europea ci vede arrancare proprio nel capitale umano dove performiamo la metà di paesi come Francia e Repubblica Ceca nel nostro stesso percentile di GDP pro capite.
